Autore: Redazione

Lavoro e beni comuni, o il lavoro bene comune

di UGO MATTEI. In margine al primo maggio di Taranto.1 Sulla giornata del 1° Maggio a Taranto vedi anche → Taranto, la festa indipendente Lo striscione “Il lavoro è un bene comune” aprì il corteo milanese della Fiom ancor prima che si raccogliessero le firme sui quesiti referendari sull’acqua del giugno 2011, contribuendo alla costruzione del beni-comunismo come un’ideologia politica a tutto tondo. Erano quelli i mesi, che oggi sembrano lontanissimi, in cui nell’Occidente liberale i “beni comuni” stavano abbandonando le scrivanie di un numero circoscritto di studiosi, per lo più economisti negli Stati Uniti (Ostrom ed altri) e giuristi...

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La moltitudine è andata nel deserto. Note sulle manifestazioni in Brasile nel 2013 e sul libro di Bruno Cava

di GIUSEPPE COCCO 1. Potenza bella contro terribile geometria Per chi ha vissuto il movimento del 1977 in Italia, l’esperienza delle grandi manifestazioni brasiliane di giugno fa immediatamente pensare al 12 marzo a Roma e Bologna e a quella formula neo-leninista che, più di un anno dopo, Franco Piperno aveva proposto nella Rivista Metropoli. Formula che poi usata dal teorema Calogero del 7 aprile 1979. Se Lenin si era chiesto, che cos’era il socialismo e aveva suggerito: la somma dei soviet e di elettricità e taylorismo, Piperno si chiedeva come fare a mettere insieme “la terribile bellezza del 12 marzo del 1977” con “la geometrica potenza di via Fani” (il sequestro Moro). La formula non aveva soluzione o, peggio, gli rispose la repressione che, sua “via Fani” e lo scellerato omicidio di Moro, organizzò il termidoro del movimento. Perché non aveva soluzione l’equazione proposta da Piperno? Perché dietro la radicalità dell’approccio si nascondeva in realtà una ripetizione dei valori vigenti e addirittura un certo conformismo: la potenza sta dal lato della geometria e del suo ordine, mentre la dimensione radicalmente orizzontale dell’autonomia, seppur dotata di una grande bellezza, si manteneva “terribile”. Anche per il “rivoluzionario” l’autonomia era “selvaggia” e per incontrare la sua potenza avrebbe dovuto “ordinarsi”, cioè trovare le sue coordinate. Ecco dunque il richiamo all’organizzazione geometrica, senza avvertire che, con l’omicidio Moro, essa ripeteva e riaffermava come...

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La parzialità dei Beni Comuni contro l’universalismo del Bene Comune

di Maria Rosaria MARELLA. 1. Introduzione Nel variegato articolarsi dei discorsi intorno ai beni comuni l’aspirazione al bene comune e, talora, l’indicazione del bene comune quale obiettivo di un’azione politica collettiva tornano di frequente. Ciò tanto perché i sintagmi bene comune, beni comuni sono evidentemente assonanti, così da indurre con qualche (automatismo, eccesso di) semplificazione (di troppo) ad una loro identificazione, quanto perché si pensa che nella definizione di un progetto politico di trasformazione l’uno implichi gli altri fino a sovrapporsi e coincidere. La relazione di contiguità fra bene comune e beni comuni si colloca dunque su due piani...

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La metafisica del comune

di ANTONIO NEGRI Dopo Marx. Prénom: Karl, Pierre Dardot e Christian Laval ci offrono un “Proudhon. Prénom : Pierre-Joseph”. In Italia, questo finto titolo basterebbe a liquidare il libro, ricorderebbe l’operazione reazionaria condotta, fra gli altri da Pellicani e Coen su Mondo Operaio negli anni 70, su ispirazione di Craxi. Ma questo libro non sta certo da quella parte, esso introduce in Francia, e riapre – speriamo – in Europa, il dibattito sul “comune”. Torniamo dunque al libro. Mentre il Marx era caratterizzato da una risoluta “de-teleologizzazione” del socialismo (vale a dire da una ragionata critica di ogni teoria...

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Italian Theory?

di SANDRO CHIGNOLA. Italian Theory? Note sullo stato della filosofia italiana – 6 (Intervento letto al convegno: L’Italian theory existe-t-elle? / Does Italian Theory exist?, Colloque international / International Conference, Université de Paris Ouest Nanterre La Defense / Université de Paris I, Sorbonne, 24-25 Janvier 2014. In corso di pubblicazione in traduzione francese). Considerate la vostra semenza Inferno, XXVI, 118 Mi è stato chiesto di intervenire, se ho ben capito, sulla circolazione dell’Italian theory. Operazione preliminare necessaria sarebbe tuttavia quella di chiedersi se un’Italian Theory esista, quale ne sia lo statuto, di quale teoria e di quale italianità si...

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