di MIMMO SERSANTE.

Nulla di grande, diceva Hegel, è stato compiuto nel mondo senza passione. Nel nostro piccolo, di passione ce ne abbiamo messa tanta durante tutti gli anni settanta perché la Zanussi pagasse il conto ai suoi dipendenti, con l’aggiunta – perché no? – degli interessi maturati in più di mezzo secolo di sfruttamento. Ora, a cent’anni dalla nascita della fabbrica, i nuovi/vecchi padroni dell’Elettrolux approfittano dell’evento per ricordare a tutti quanto bravo è stato a suo tempo il novello Prospero a imbrigliare l’indomito Calibano. Ma per ridurre quella tempesta a buriana non bastava evidentemente vantare un duraturo quanto ragionevole saggio di profitto.

No, c’è bisogno oggi di testimoni che dicano di aver visto altro che i picchetti, i cortei, gli scioperi e le manifestazioni degli operai; al più, se di lotte si vuole proprio parlare, se ne parli come di una sorta di can-can per operetta oppure al modo in cui il nostro Hegel racconta del negativo nella sua storia universale: niente di più di un particolare destinato alla rovina combattendo contro l’avversario (guai chiamarlo nemico!) e, per questo solo motivo, utile perché dalla sua sconfitta risulta poi l’universale. Anche qui – i cent’anni della Zanussi – un pezzo di storia sacra col padrone al posto di dio e il piano aziendale al posto del piano della Provvidenza. In una storia siffatta picchetti, scioperi e manifestazioni riempiono qualche pagina che altrimenti sarebbe rimasta vuota. Torna in scena l’hegeliana List der Vernunft, la famigerata astuzia della ragione che fa agire per sé le passioni e tutto riduce a strumento, costi quel che costi.

Controcanto è il progetto pensato e realizzato per l’occasione da alcuni compagni e compagne di Pordenone che di quel ciclo di lotte sono stati, sia pure nel loro piccolo, testimoni e protagonisti. A farli decidere è stata la morte all’inizio dell’anno di Luciano Bianchin, un compagno col quale avevano condiviso l’esperienza politica degli anni Settanta. Luciano si era laureato a Trento nel ’78 con una tesi sulla Zanussi di Porcia, un lavoro a dir poco eccentrico per quella facoltà perché impostato sulla centralità delle lotte operaie nel processo di ristrutturazione del ciclo produttivo della fabbrica. Una testimonianza che i suoi compagni intendono valorizzare con Controcanto e trasmettere a quanti oggi vogliono fare ricerca, poco importa se storica, sociologica o antropologica. Perché c’è bisogno di ricerca e conricerca, di testimonianze dirette, di far parlare chi non ha portavoce ed è senza storia. Altrimenti il nano gobbo nascosto nel manichino vestito da turco continuerà imperterrito a vincere con le sue contromosse.

Il sito del progetto Controcanto è qui

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