Il deputato della sinistra tedesca Die Link, Martin Dolzer, descrive quanto avvenuto in Germania in occasione del G20.

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Il G20 ad Amburgo è stato un altro appuntamento illegittimo per affermare un principio neoliberale. Mentre le Nazioni Unite – che sicuramente potrebbero essere un po’ più democratiche – sono vincolate dal diritto internazionale e da leggi omologate, il G20 è solo un club arbitrario dei governi degli stati più ricchi. La maggior parte di questi governi è responsabile di guerre, dell’esportazione di armi, di relazioni commerciali asimmetriche, del’accaparramento delle terre, del neocolonialismo e del crescente divario tra ricchi e poveri.

Il G20 è stato gestito come una sorta di circo: i suoi incontri hanno creato problemi piuttosto che risolverli.
Numerose realtà, come le Organizzazioni internazionali, alcuni poliziotti, esperti, avvocati e il partito DIE LINKE, sostengono che organizzare un incontro del G20 ad Amburgo, proprio in un quartiere di sinistra, è stata una provocazione.

Ad Amburgo più di 150.000 persone hanno protestato contro il G20 e per un mondo migliore, in cui 7 miliardi di persone – ovvero la popolazione mondiale – potrebbe vivere insieme nel rispetto, pacificamente e con pari diritti. In tanti protestavano anche contro il capitalismo in quanto fenomeno che logora la società. Quella manifestazione ha avuto un gran successo. La polizia è intervenuta per sedare la protesta con misure brutali già a partire dal martedì, portando avanti un tipo di manovra più adatta ad una grande città. La guerra all’esterno e la violenza strutturale del G20 sono state nascoste dalla repressione fatta all’interno.

Il capo della polizia durante il G20 si è contraddistinto per la sua linea dura, poco attenta ai diritti fondamentali dell’uomo. Alcuni funzionari di polizia e criminologi di alto rango avevano messo in guardia sul fatto che questa strategia avrebbe causato un’escalation di violenza. Ciò che infatti è avvenuto.  Molti degli abusi dei diritti umani sono stati documentati dai media. I campi venivano attaccati senza una decisione giudiziaria. In molti casi durante la settimana delle proteste la polizia ha colpito e compiuto abusi nei confronti di manifestanti, giornalisti, personale medico e abitanti di Amburgo. Circa 100 persone sono state ferite, 11 hanno riportato fratture composte dopo essere state inseguite dalla polizia, senza motivo, oltre un grande muro. Il personale medico è stato ostacolato dalla polizia mentre si prendeva cura delle persone ferite.  Anche molto prima del G20 il Governo e l’opinione pubblica hanno provato a ridurre il discorso su “black block” e violenza, per evitare l’analisi politica e non ammettere la forza della resistenza.

Da venerdì la polizia stava dando la caccia a persone perlopiù provenienti dall’Europa del sud e da altri paesi europei: 51 persone – il 50% di loro non tedeschi (italiani, greci, spagnoli, baschi, russi, polacchi) – sono finite in carcere e sono state trattenute lì dopo il G20. Ad oggi quasi tutti i tedeschi sono stati rilasciati, mentre tutti gli altri “stranieri” sono ancora in prigione, sebbene ci siano dei regolamenti europei che prevedono il rilascio per il rientro in patria e la maggior parte di loro hanno delle accuse minori rispetto ai tedeschi che, invece, sono stati rilasciati. Persino l’offerta di una cauzione o la residenza in Germania in attesa del processo non hanno favorito il loro rilascio finora. Questo è un caso di abuso dei diritti umani e un segnale che lo Stato prova a punire i manifestanti provenienti da altre nazioni, in contrasto con la legge tedesca ed europea.

Ho avuto la possibilità di visitare i tre italiani: Emiliano Puleo, Fabio Vetorelli e Maria Rocco. Tutti e tre dovrebbero essere rilasciati immediatamente, visto che nei loro fascicoli non ci sono accuse che legittimano il loro arresto in Germania. Ma finora il Tribunale si è rifiutato di rilasciarli. Nella prigione di Billwerder (dove si trovano Emiliano e Maria) alcune guardie si rifiutano di accettare i pacchi con i loro vestiti e di darli ai compagni che sono in prigione. Un russo ha dovuto aspettare sei giorni per poter ricevere una lettera del suo avvocato. Tutto ciò va contro la legge tedesca e la dignità umana. Le guardie talvolta proibiscono anche l’accesso alla biblioteca “perché i manifestanti non hanno bisogno di leggere”. Ciò è degradante. Nel carcere di Hanöfersand, in cui è detenuto Fabio, le condizioni sono migliori.

Gli avvocati stanno facendo di tutto per far sì che i compagni vengano rilasciati. Lunedì il partito DIE LINKE avvierà una campagna più estesa per fare più pressione. Tutti coloro che vogliono difendere i diritti umani dovrebbero lavorare insieme per liberare i prigionieri del G20 e per porre fine a questa azione degradante nei confronti dei manifestanti “stranieri”.

Amburgo, 21 luglio 2017

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